/* '); /* ]]> */ ”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan - Monte Sario -, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .
" quando giù nel Tavoliere delle Puglie tutto arde la calura, su a Panni, nell'altopiano Pan Monte Sario, si gode la frescura "

“3° TEMPO” ➽ “FAMIGLIA PANNI”

Pubblicato il 15 luglio 2012
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Clicca qui per il filmato della festa delle spighe
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” quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura, a Panni su nell’altopiano Pan si gode la frescura “
“…Canto del mare, respiro del vento non suoni, non voci ora io posso più udire; odo solo il bisbìglio del vento, solamente il sussurro del mare. Sono le voci della mia gente, sono l’anima della mia terra. Terra di querce piegate dal vento che i rami ne forza, ti amo e, quasi, non ti conosco……”
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Panni & L’altra Panni: il terzo tempo & la quiete dopo la tempesta con Panni e le sue “altre diverse” eccellenze.
Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi tutte le stradine ben pulite e curate del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello sempre ben curata e piena di verde, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino, Panni vi aspetta.
Tutto questo è sicuramente la Panni che noi conosciamo da quando eravamo ragazzi, questa è la Panni che sogniamo, purtroppo solo virtualmente, perchè oggi la realtà è diversa.

Per ascoltare l’audio dei video devi fermare questa musica cliccando sul tasto play/stop del flash mp3 player qui a fianco in alto a sinistra

Filosofia ed etica: Riflessioni ed approfondimenti per i giovani Pannesi che hanno partecipato attivamente a questo scontro politico con l’augurio che disputino anche il 3° tempo di questa “partita di vita ” traendo insegnamento dal Rugby.

Il rugby, più di ogni altro sport, ha un patrimonio di valori eccezionalmente ricco.

E’ probabilmente l’unico sport in cui si ritrova traccia dello spirito olimpico, quello dell’antica Grecia, non quello delle finte Olimpiadi moderne.
Uno sport che trae dalle proprie radici e dalla propria cultura la spinta al rinnovamento e al miglioramento.

Nobiltà, lealtà, senso di responsabilità, rispetto dell’avversario, spirito di sacrificio, disinteresse, altruismo, amicizia, impegno, gioco di squadra, determinazione, coraggio: questi (ed altri) valori sono nel codice genetico del rugby e coinvolgono giocatori, tecnici, dirigenti, tifosi.
Si tratta di una risposta forte alla crisi di valori in atto dentro e fuori lo sport, perché sono valori che dal rugby si trasferiscono alla vita.

PRIMO, LA FIDUCIA — Pensa diversamente. Nel rugby, come nella vita, devi avere fiducia negli altri per raggiungere il tuo obiettivo. Passa la palla e vedrai che sarà più facile andare avanti. E poi, ragiona in prospettiva. Non guardare soltanto all’oggi, pensa anche al domani. Vincere il Sei Nazioni? Per la nazionale italiana sarebbe oggi un sogno, quasi certamente irrealizzabile. Meglio pensare di fare meglio dell’edizione precedente. E’ più sano, è più utile. La palla è ovale, non rotola, saltella, fugge, scappa. Improvvisare talvolta è un’esigenza, non una scelta. Ma se programmi, è meglio, perché se cadi, fa meno male. E ancora: usa la forza con moderazione e soltanto quando non ne puoi fare a meno. Chi fa la voce grossa, spesso è un debole. Il rugby è uno sport che prevede il contatto fisico. Se i giocatori non avessero un profondo rispetto per gli avversari, gli ospedali sarebbero pieni di rugbisti alle prese con malanni di ogni genere. Ed è vero più o meno il contrario. Certo, chi pratica questo sport conosce la paura. Ma la sa “addomesticare” a suo vantaggio, perché – ecco un altro suggerimento per la vita di tutti i giorni – “la paura è una specie di fantasia, che esiste soltanto se le permettiamo di esistere”. Come dire, non fuggire di fronte alle difficoltà, vai loro incontro, affrontale con coraggio, che ciò che si conosce, spaventa meno.

SECONDO, DIVERTIRE — Qualche anno fa, i Bergamasco vennero avvicinati all’aeroporto di Fiumicino da quello che sembrava a tutti gli effetti un tifoso convinto ed appassionato. Li salutò chiamandoli “fratelli Abbagnale”. Loro ringraziarono per il complimento e presero a ridere a più non posso per la gustosa scenetta. Già, perché chi gioca al rugby non si prende troppo sul serio. Sdrammatizza, si diverte, tende allo sberleffo e poi chiede perdono per l’ardire. Il “terzo tempo” insegna: le due squadre che a fine partita si ritrovano in un locale a bere birra e ad intonare canti più o meno improvvisati sono l’espressione più vera e profonda di uno sport che nasce per divertire e prova gusto a prendersi in giro. Ed è forse questa la ragione principale del successo nazional-popolare del rugby: è capace di mettersi alla berlina e di unire nel divertimento persone anche diverse tra loro. Guardare il comportamento del pubblico durante una partita per credere. Roba che il calcio nemmeno nelle giovanili.

Il terzo tempo

Il terzo tempo è una delle più caratteristiche tradizioni del mondo del rugby.
Il terzo tempo si svolge dopo la partita e fa riunire tutti i giocatori delle due squadre, che colgono l’occasione per offrirsi da bere e da mangiare e scambiare opinioni e considerazioni come succede tra amici.
Il “terzo tempo” racchiude in se stesso uno dei principi fondamentali del rugby: La sportività è il valore che guida la partita di rugby ed è lo stesso valore che ha permesso al Terzo tempo di consolidarsi negli anni come vero momento di incontro e amicizia tra gli avversari.
Dopo una battaglia come un match di rugby, spesso si creano amicizie stabili e forti tra i giocatori, che fino a pochi minuti prima stavano combattendo, sempre sportivamente, sul campo.

Terzo tempo, tradizioni rugby, sportività, amicizia, match rugby

A livello di club, il “terzo tempo” si svolge nella “Club House” della squadra ospitante, un vero e proprio pub tradizionalmente vicino al campo di gioco.
In questo ambiente, vera e propria base del club di rugby, spesso si ritrovano i tifosi durante la settimana per assistere in compagnia alle partite di rugby trasmesse alla televisione.
A livello di Nazionale, si svolge nella sala dello stadio appositamente adibita ad ospitare l’evento.
Ovviamente anche i tifosi possono partecipare al “terzo tempo” insieme a giocatori e staff tecnici delle rispettive squadre: un’occasione per avvicinare gli atleti fare foto e farsi fare autografi dai propri campioni.Terzo tempo, club house, club di rugby, tifosi, giocatori, staff

La semplicità è il leit motiv che permea la tradizione del terzo tempo.
Questo si vede anche nei cibi e bevande distribuiti nelle “Club House” delle squadre di rugby: spesso viene offerto ai giocatori un semplice piatto di pasta e delle bibite.
In un “terzo tempo” di un match internazionale di rugby, come ad esempio il Sei Nazioni, la Rugby World Cup, il Tri Nations e i Test Match, la sala si trasforma in un autentico banchetto preparato da chef specializzati. semplicità, terzo tempo, rugby come vero momento di incontro e amicizia tra gli avversari.
Seguono delle riflessioni finali per tutti noi che navighiamo nel web, potranno essere degli stimoli per attuare quanto suggerito nelle pagine precedenti.

Google ci ha ricordato giorni fà del 145° anniversario della nascita di Pirandello; le “sue maschere” mi ricordano i nickname attuali usati da quasi tutti quelli che frequentano i vari blog, siti e/o forum, chat oppure facebook nascondendo la loro vera identità spesso molto famosa, ce ne sono tanti ed in particolar modo Pannesi ed allora perchè nascondersi e non farsi riconoscere dai propri compaesani inserendo il proprio vero nome e cognome e/o una vera propria foto?
Di Pannesi famosi come aiuti registi, aiuti coreografi, speaker radiofonici di radio locali e nazionali, cantanti, ballerini, giornalisti, autori ce ne sono tanti , tutti protetti e nascosti dentro nick che molti hanno bisogno di inventare, una maschera scelta con cura, magari il riflesso di un’altra, preferibile identità, filtrati da miglia e miglia di astrusi circuiti, si rivelamo digitando sulle tastiere dei loro computer disseminati in ogni dove, chissà dove.
Non c’è una regola, sono tutti diversi e questo si sa, ma la situazione, il setting per dirla con un termine un po’ tecnico, ha un potere grande e, per lo più inconsapevoli, vanno tutti appresso alla sua strisciante suggestione.
Così, a poco a poco, diventano intimi fra sconosciuti, maschere fra maschere.
L’assunto autorappresentativo, autobiografico, comunque scontato e inevitabilmente insito nello scrivere, diviene così spesso, sul sito, un dato di realtà: qui i fantasmi prendono consistenza di carne, di lacrime e sangue; inutile protestarsi estranei, innocenti inventori armati solo d’innocua immaginazione: gli “altri”, almeno alcuni di questa massa informe fatta dagli “altri”, si prenderanno sul serio… insiste anche su di loro la forza occulta e irrazionale del setting, il trucco, l’illusione.
E già, perché a giocare, infilati dentro questa scatola, un po’ indossano l’abito del protagonista, un po’ quello dei suoi interlocutori, molto quello delle mute, ma non meno determinanti, comparse.

Anche leggendo, dunque, e commentando, diventano intimi… altri fantasmi che si concretizzano in un gioco di continui, forse rassicuranti, reciproci rimandi. si creano una Intimità Virtuale, una sorta di Alter Ego capace di proteggersi e al tempo stesso di rendersi attaccabili…invano. La scelta del nick rispecchia aspetti della personalità, strane parole, giochi e concatenazioni di lettere che solo l’Io dietro ad esso sa decifrare. Chi li legge in chat, o nei forum, tenta di immaginare una figura umana, e, col passare del tempo, delle parole, sembra “quasi” dio conoscersi, a tal punto che il vedersi quasi non conta…e, talvolta, si ama…! Si ama un’identità Virtuale fatta di parole, frasi, concetti che non hanno un volto, sono senza condizione di bellezza, legate ad un immagine di perfezione della loro mente…perfezione irreale. Ma un’Identità Virtuale può mentire, prendendosi gioco dei sentimenti umani e tenere in scacco un altro “nick” per lungo tempo, senza che questi possa accorgersene, tanta è la gioia di credere in ciò che non è e non sarà mai l’Ideale di loro stessi! Che Internet ci permetta di realizzare dei sogni, ci consenta di volare con la fantasia, di incontrare nuove identità…che forse non tutta la tecnologia è maligna… forse… ce ne siamo accorti un po’ tutti, ma, come diceva Pirandello, “l’uomo è una maschera”, e come tale – aggiungo io – ha bisogno di nascondersi, nascondersi, nascondersi…nascondersi anche da se stesso perchè alla fine di tutto questo percorso non saprà più riconoscersi e si domanderà: ma chi sono Io…
ed ecco le conclusioni: riflettiamo…traendo insegnamento da questo breve racconto:
Abbandonato in un campo giaceva da qualche tempo un Flauto che ormai nessuno più suonava, finché un giorno un Asino che passava di là vi soffiò forte dentro facendogli produrre il suono più dolce della sua vita, della vita dell’Asino e del Flauto.
Incapaci di capire quel che era accaduto, dato che la razionalità non era il loro forte e ambedue credevano nella razionalità, si separarono in fretta, vergognandosi della cosa migliore che l’uno e l’altro avessero fatto durante la loro triste esistenza.
Quanti flauti abbandonati e quanti asini, in questa vita. Molti fra noi rimangono ignoti a se stessi nascondendo chi sono, e chiedono amore ad altri sconosciuti che parimenti si nascondono. Ma ecco, qualche volta, uno squarcio, una rivelazione, una scintilla… Poi tutto finisce lì. Perché manca il coraggio. Ci vuole tanto coraggio per amare e farsi riconoscere, ma ce ne vuole altrettanto per lasciarsi amare e farsi riconoscere riconoscendo nel contempo i propri errori per ritornare nella vera identità con il proprio nome e cognome.
Pubblicato il 28 Dicembre 2014
Festa della Sacra Famiglia & della “Famiglia Panni”
Mi hanno fatto notare questa stranezza della rete: Panni ha ben 5 account Pro Loco su Facebook, è così ?
Considerando i pochi abitanti residenti a Panni se ne deduce che ogni famiglia ha la sua Pro Loco e per analogia ogni famiglia vorrà avere il proprio sindaco, ogni famiglia vorrà avere la sua parrocchia ed il suo parroco, ogni famiglia il suo giornale e così ogni famiglia vorrà avere tutte le altre cose….come gli altri, l’amicizia e la famiglia Panni unite dove le mettiamo ?
Meditate…..meditate… proprio in questa giornata leggete il racconto sotto il filmato e consideriamo anche ” La Famiglia Panni” in tutte le sue sfaccettature disputando l’atteso 3° tempo…..che farà bene a tutti…
In ogni campagna elettorale, e quella di Panni (sembra già iniziata) sarà lunghissima, ci si riempie la bocca di belle parole, buoni propositi. Poi ci si ritrova sempre a parlare di quello che poteva essere e non è stato, che bisogna fare per Panni ?
Intanto amarla. Che non è solo dichiararlo e sentirsi candidi e puri. Sembra che un ritorno ai sentimenti ogni tanto non guasta, non solo perchè è di moda, come dicono alcuni, ma perchè ci vuole. Bisogna servire il paese, non servirsene. E mai come in questo momento questo richiamo è opportuno. Quanti si vogliono avvicinare alla politica lo fanno più per interessi personali, per arrotondare lo stipendio, per un posto al sole e per godersi la pensione a Panni, ma fino ad oggi dov’erano ? cosa hanno fatto per il paese ? niente. Si è arrivati ad un momento in cui, invece, bisogna mettere in campo tutto il bene che si vuole ad un paese di cui si è anche inquilini.
Tutti dicono che vogliono bene a Panni, ma, concretamente, come bisogna manifestarlo questo bene, se realmente c’è?
Invocando e promuovendo un passo indietro della politica politicante.

I Pannesi non hanno bisogno di compaesani che vengono da fuori soltanto all’occorrenza, magari soltanto qualche giorno di agosto, i Pannesi hanno bisogno e diritto di autodeterminarsi e non a vedere cosa fa il nemico, ma chi è il nemico?
La politica non si fa sui nemici ma sulle cose concrete: prospetti, autobus, treni, strade, scuole, ospedale, cultura, turismo, sociale e comunità varie. Di tutte le cose si deve avere la consapevolezza che ci si deve mettere tutti insieme, che non è un modo qualunquistico, è un invito alla grande coalizione. Ormai categorie come destra e sinistra sono sepolte. Sul piano della prossima Amministrazione a Panni serve un governo che metta tutti insieme i più intelligenti ed ivi residenti da sempre, non per forza laureati e non per forza Pannesi non residenti.
Le autocandidature non esistono come si sente parlare già in questi giorni a Panni. Tutti gli abitanti non rinuncino però a dare il loro contributo da Pannese innamorato del suo paese.
Il prossimo candidato Sindaco di Panni ?
Non buttate dalla torre nessuno dei residenti Pannesi. Il paese ha bisogno di primarie che non siano nè di partito nè di coalizione, che siano aperte a tutta la cittadinanza vivente e residente a Panni, senza distinzioni di schieramenti. Le persone che si sono fin qui rivelate sono tutte meritevoli ma ognuno di quelli che si propongono farebbero bene a proporsi a nome del paese, non di un partito o di uno schieramento. Saranno i cittadini a giudicare. Basta che tutto si svolga in maniera trasparente, non pilotata, cosicchè i Pannesi si scelgano il loro sindaco, e non se lo facciano scegliere da altri, a Panni ci sono tante eccellenze non espresse da cui attingere, tanti giovani che vivono a Panni e che conoscono tutto ciò che il paese ha bisogno, saranno loro tutti insieme a scegliersi il loro Sindaco, il Sindaco di tutti loro.
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Vicino al fuoco
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Un giorno un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: “Maestro, tutti noi sappiamo che tu vieni da Dio e insegni la via della verità. Ma devo proprio dirti che i tuoi seguaci, quelli che chiami i tuoi apostoli o la tua comunità, non mi piacciono per niente.
Ho notato che non si distinguono molto dagli altri uomini. Ultimamente ho fatto una solenne litigata con uno di essi. E poi, lo sanno tutti che i tuoi discepoli non vanno sempre d’amore e d’accordo.
Ne conosco uno che fa certi traffici poco puliti… Voglio perciò farti una domanda molto franca: è possibile essere dei tuoi senza avere niente a che fare con i tuoi cosiddetti apostoli?
Io vorrei seguirti ed essere cristiano (se mi passi la parola), ma senza la comunità, senza la Chiesa, senza tutti questi apostoli!”.
Gesù lo guardò con dolcezza e attenzione.
“Ascolta”, gli disse “ti racconterò una storia: C’erano una volta alcuni uomini che si erano seduti a chiacchierare insieme. Quando la notte li coprì con il suo nero manto, fecero una bella catasta di legna
e accesero il fuoco.
Se ne stavano seduti ben stretti, mentre il fuoco li scaldava e il bagliore della fiamma illuminava i loro volti. Ma uno di loro, ad un certo punto, non volle più rimanere con gli altri e se ne andò per conto suo, tutto solo. Si prese un tizzone ardente dal falò e andò a sedersi lontano dagli altri. Il suo pezzo di legno in principio brillava e scaldava. Ma non ci volle molto a illanguidire e spegnersi.
L’uomo che sedeva da solo fu inghiottito dall’oscurità e dal gelo della notte.
Ci pensò un momento poi si alzò, prese il suo pezzo di legno e lo riportò nella catasta dei suoi compagni. Il pezzo di legno si riaccese immediatamente e divampò di fuoco nuovo. L’uomo si sedette nuovamente nel cerchio degli altri. Si scaldò e il bagliore della fiamma illuminava il suo volto”.
Sorridendo, Gesù aggiunse: “Chi mi appartiene sta vicino al fuoco, insieme ai miei amici. Perché io sono venuto a portare il fuoco sulla terra e ciò che desidero di più è vederlo divampare”.

E’ proprio questo, la Chiesa: la garanzia di stare vicino al fuoco, l’unione fa la forza anche nella fede,Signore, la vita è pace: aiutaci nella pazienza del perdono.
Signore, l’amicizia è sacra: aiutaci nel perdono,
gli amici sono angeli che ci sollevano in piedi
quando le nostre ali hanno problemi
nel ricordare come si vola.