I GRANDI POETI CONTEMPORANEI - LA NOSTRA POETESSA PANNESE LUCIA MANUPPELLI RITORNA PRESENTANDOCI I SUOI RACCONTI BREVI:
” SQUARCI DI VITA “.

COPERTINA VIRTUALE DEL LIBRO - creazione: By Franco

SQUARCI DI VITA - Racconti Brevi

SQUARCI DI VITA - Racconti Brevi


COME PROMESSO CONTINUA LA PUBBLICAZIONE DEI RACCONTI DELLA NOSTRA POETESSA PANNESE LUCIA MANUPPELLI. I SUDDETTI RACCONTI POSSIAMO CONSIDERARLI ANCHE PICCOLE STORIE PER L’ANIMA, INSEGNAMENTI DI VITA ED È PER QUESTO CHE LI INTRODUCO CON CIÒ CHE DICEVA MARIA TERESA DI CALCUTTA:
Un Pensiero per l’Anima
Fate in modo che chiunque venga a voi vi lasci sentendosi più sereno e più felice.
Siate l’espressione vivente della bontà di Dio; bontà sul vostro viso, bontà nei vostri occhi, bontà nel vostro sorriso, bontà nei vostri scritti….nelle vostre azioni quotidiane….
Madre Teresa di Calcutta
=======……………………….=======
COSÌ DICONO DI LEI I VISITATORI DI QUESTO BLOG:
COMPLIMENTI A LUCIA MANUPPELLI MASTRANGELO DONNA DI GRANDE SENSIBILITA’ CHE RIESCE A DARE GRANDI EMOZIONI NELLE SUE POESIE E RACCONTI..
L’AMMIRO MOLTO, AMMIRO LA SEMPICITA’ DI ESPOSIZIONE ED IL CANDORE DELLE SUE OSSERVAZIONI : RIESCE A COGLIERE PICCOLI E GRANDI MOMENTI DEL QUOTIDIANO ED A TRASMETTERLI CON FORZA TALE CHE IL LETTORE LI FA SUOI… GRAZIE LUCIA. CON AFFETTO.
CARLA
**.**
schermata1


Lucia Manuppelli Mastrangelo
**.**
- SQUARCI DI VITA -
( racconti brevi)

**
- UN REGALO DETERMINANTE-

*
.
Gli avevano regalato una macchina fotografica e Maurizio, spavaldo, la portava
con sé ogni volta che usciva e spendeva in rollini l’intera paghetta di cui dispo-
neva.
Gli piaceva immortalare i momenti suggestivi della natura, i monumenti della
sua città, ma, principalmente, i volti umani, cogliendone le espressioni più
insolite e significative.
Durante l’estate aveva trascorso un periodo di vacanze al paese natio dei suoi
genitori e la sua fedele macchina fotografica lo accompagnava nelle lunghe
passeggiate sui monti e nei boschi limitrofi.
Aveva fatto amicizia con Saverio un ragazzo che abitava di fronte alla casa dei
suoi nonni e che, spesso, si univa a lui e gli mostrava posti nuovi per soddisfare
la sua ricerca del bello da fotografare.
Era la festa di San Rocco ed il paese era in piacevole fermento.
Saverio aveva una sorellina di qualche anno più piccola di loro, Aurora e ,
secondo il costume del paese, aveva il suo abito nuovo da sfoggiare in onore del
santo patrono.
Era il suo primo vestito da signorinella, un tailleur di rafia rossa che esaltava le
sue forme ancora acerbe senza nascondere la sua grazia e l’ingenuità della sua
preadolescenza. Le scarpette a ballerina, anch’esse rosse, erano rallegrate da un
laccetto legato a fiocco e con all’estremità due pendenti metallici che, a volte
toccandosi, emettevano un lieve suono, quasi un ovattato richiamo per farsi notare.
Così l’aveva notata per la prima volta Maurizio e, complimentandosi con lei, le
aveva chiesto il permesso di scattarle una foto.
Il viso delicato della ragazza era arrossito, come se il vestito le avesse lanciato
bagliori del suo caldo colore per renderla più attraente, ma non si sottrasse al suo
invito.
Maurizio aveva cercato di fare del suo meglio e c’era riuscito: quella foto era proprio
un’opera d’arte che gli fece amare ancora di più il suo hobby.
“Appena possibile – le aveva promesso- te la farò recapitare”, ma non aveva mantenuto
la promessa, così senza un reale motivo, forse solo perché spesso la vita allontana.
Ora, dopo oltre quindici anni, era in Kossovo,terra martoriata da guerre e soprusi, come
foto-reporter. Aveva già in precedenza partecipato ad altre missioni ma non riusciva
a guardare tutta quella sofferenza con distacco; tremava di fronte alla malvagità umana
e scattava, scattava, scattava …voleva con le sue foto far capire a tutto il mondo la
terribile atrocità della guerra.
Si era proposto che, una volta tornato in Italia, avrebbe pubblicato o con un libro o con
una mostra le foto più significative.
Gli occhi tristi dei bambini, grandi e sgranati su tanta cruda realtà, l’infanzia negata ai
bambini-soldati, le conseguenze dei campi minati che avrebbero portato sui loro corpi
per tutta la vita, erano diventati il suo impegno costante.
Oggi era lì a fotografare una bimba di circa 3 o 4 anni che giocava con dei sassi sulla
soglia della sua misera abitazione: sorrideva quando riusciva a mandarli lontano e,
felice, li raccoglieva per riprendere il gioco.
Come era bello cogliere l’innocenza di quel sorriso e la capacità umana di adattarsi ad
ogni situazione per quanto atroce sia!
All’improvviso il suono terrificante di una sirena squarciò l’aria e la mano lesta della
mamma portò la bimba al sicuro interrompendo il suo dolce attimo di serenità.
Sparito il soggetto del suo lavoro Maurizio corse al rifugio nei pressi dell’hotel che
ospitava i giornalisti inviati da ogni parte del mondo.Era giunto per primo nel sotterra-
neo che aveva un’unica finestrella stretta e lunga ed aveva accostato ad essa una specie
di tavolo sgangherato su cui era salito per cercare di riprendere qualche immagine dello
attacco che prendeva di mira proprio l’hotel riservato alla stampa.
Intanto il rifugio si riempiva di gente; alcuni colleghi lo avevano imitato, altri erano in
piedi silenziosi, altri ancora cercavano di farsi coraggio parlando tra loro con fervore.
Allo scoppio fragoroso di un’altra bomba proprio vicino a loro, una voce terrorizzata
invocò:”San Rocco benedetto proteggici!”
Quella voce, quel nome di santo invocato con tanta devozione lo fecero saltare giù dal
tavolo esclamando:”Aurora!?”, gli fece eco “Maurizio!?”. L’uno si lanciò nelle braccia
dell’altro per superare quel momento di terrore, cercandovi insperata protezione.
Era proprio Aurora, il soggetto della prima delle sue foto dedicate alle donne: era stata
inviata come cronista di guerra dal direttore del suo giornale per la limpidezza dei suoi
pensieri, la profondità dei suoi sentimenti e la compartecipazione spontanea verso le
sofferenze di chi incontrava.
Era alla sua prima missione e mai avrebbe immaginato di vedere ciò che aveva visto in
quell’angolo di mondo che non le sembrava reale: era un incubo che lei cercava di
riprodurre nei suoi articoli che puntualmente inviava a Milano, alla sede del suo
giornale e scuotevano la coscienza dei lettori rendendo palpitanti i dolori e le sofferenze
di quel popolo lontano.
Dopo un lunghissimo abbraccio che rigò di lacrime i loro volti, si martellarono di tante
domande: volevano annullare i lunghi anni che li avevano separati e ritrovare il candore e
la semplicità del loro primo incontro.
Quando finalmente tornò una parvenza di calma uscirono insieme, mano nella mano, con
le loro borse a tracolla sulle spalle, sembravano due ali che avrebbero loro permesso di
prendere il volo per realizzare il sogno più urgente delle loro esistenze: manifestare con
parole ed immagini come è insensato l’uomo che, per qualsiasi motivo, provoca eventi
catastrofici come la guerra.
S’incamminarono insieme verso un progetto di vita che sarebbe risultato un connubio
inscindibile di Sofferenza e di Amore, un impegno in cui avrebbero profuso le loro
energie migliori, i loro sentimenti più autentici.

**.**

LUCIA MANUPPELLI


LA CANZONE CHE STAI ASCOLTANDO È STATA SCARICATA DA PANNIMONTESARIO DI YOUTUBE. LA MUSICA È DI ALFONSO MANSOLILLO ED IL TESTO DI TONINO CROCE.


One Response to “I GRANDI POETI CONTEMPORANEI - LA NOSTRA POETESSA PANNESE LUCIA MANUPPELLI RITORNA PRESENTANDOCI I SUOI RACCONTI BREVI:
” SQUARCI DI VITA “.

  1. admin says:

    COMPLIMENTI A LUCIA MANUPPELLI MASTRANGELO DONNA DI GRANDE SENSIBILITA’ CHE RIESCE A DARE GRANDI EMOZIONI NELLE SUE POESIE E RACCONTI..
    L’AMMIRO MOLTO, AMMIRO LA SEMPICITA’ DI ESPOSIZIONE ED IL CANDORE DELLE SUE OSSERVAZIONI : RIESCE A COGLIERE PICCOLI E GRANDI MOMENTI DEL QUOTIDIANO ED A TRASMETTERLI CON FORZA TALE CHE IL LETTORE LI FA SUOI… GRAZIE LUCIA. CON AFFETTO.
    CARLA PAOLICCHI