Category: 12 - PANNI

I GRANDI POETI CONTEMPORANEI DEL NOSTRO PAESE PANNI (FG): LUCIA MANUPPELLI MASTRANGELO


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FRANCO, DAL SUO TEATRO VIRTUALE DI PANNI, PRESENTA: “IL TEMPO” - “MODERNITÀ” - “PANNI ANTICA” - “MEZZANA” - 4
POESIE TRATTE DAL LIBRO “INTIMO PERCORSO” DELLA NOSTRA POETESSA PANNESE LUCIA. BUONA LETTURA !!!!



**Il Tempo**
*
Tu vai
senza voltarti mai.
Con lo stesso metro misuri
ogni vicenda umana:
gioie e dolori,
ire e passioni,
amori e violenze
scandisci con lo stesso ritmo
monotono, sempre uguale.
Di nient’altro ti importa
che del tuo fatale “andare”:
unico tuo dovere.
Fermarsi un attimo,
consolare chi piange,
sorridere con chi ride
non è da te.
Inesorabile vai
senza voltarti mai.
Da te ha origine
l’indifferenza umana:
ognuno va verso il suo scopo
senza vedere altro
che la propria mèta,
il proprio interesse.
Va’, inesorabile Tempo, va’
non voltarti mai…!
Il tuo dovere è che
le lancette del tuo orologio
non si fermino mai
e la carica te la danno
le ansie, le tristezze,
le angosce umane
che ti corrono dietro
senza raggiungerti mai.
*******

**Modernità**
*
Una macchina rumorosa e sola
taglia il bel campo di grano,
di qua la paglia, di là i chicchi lascia;
efficiente e veloce è il lavoro,ma triste.
Dov’è il vociar dei mietitori,
dove l’allegria dei ragazzi
che, sacco in spalla, raccoglievano
le spighe sfuggite alla falce
ed alla mano alacre?
Dov’è la massaia rubiconda
che, al suono della campana,
giungeva maestosa e fiera,
a chiamar, a gran voce, tutti
intorno all’ampio piatto fumante?
Quanti amori sbocciavano
in quelle allegre giornate,
forse anche tradimenti
ma erano pur sempre sentimenti,
manifestazione di calore umano.
All’odierno mietitore non è compagna
l’antica aria festosa nella campagna
ma solo l’ ansia di un altro campo
perché più lauto sia il guadagno.
*********

**Panni antica**
*
Piove e nel ricordo
ritorni canora cascata
che scivolavi rapida
sul corso fatto a scale.
La tua musicalità
diveniva colonna sonora
alla mia giovanile fantasia.
I ciottoli che accarezzavi
nella tua veloce discesa,
davanti ai miei occhi vogliosi,
si animavano
ed il naso sempre più
si schiacciava contro i vetri
per cogliere le liquide storie
che, solo per me, raccontavano.
Come in un film
vedevo Pan con i suoi satiri
chiassosi ed irriverenti,
che nel suo vagabondare
diede nome al piccolo villaggio;
il rustico e forte popolo di pastori
che, seguendo il dio,
scelsero di stabilire qui
la loro primitiva fissa dimora.
I sassi bianchi e levigati
dal tuo scorrere nei secoli
mi presentavano personaggi
di vari popoli antichi
che qui hanno lottato,
vissuto, amato
ed io mi perdevo felice
in quei mondi passati…
Ora, dolce cascata
che mi facevi amare la pioggia,
non hai niente da svegliare
in queste pietre dure e scure
che hanno sostituito i bei ciottoli;
ora è triste il tuo scivolare
perché sei acqua, solo acqua
che scorre su questi sampietrini
che non hanno memoria antica.
**********

**Mezzana**
*
Dolce, verde contrada
ad un passo dal piccolo paese
ove era facile arrivare
all’uscita da scuola,
ove la domenica, dopo messa,
mi piaceva correre
tra gli anemoni selvatici,
mi piaceva respirare
il profumo di mille essenze.
Ora una strada, utile forse,
che io non ho mai percorsa,
ha inghiottito ogni cosa:
l’imponente gelso rosso
dalla chioma tondeggiante
come un ombrellone da spiaggia,
il pero, gli albicocchi, i susini
e i peschi dai frutti vellutati.
Anche tu sei caduto,
sotto la ruspa rumorosa,
antico maestoso castagno
dal grande tronco cavo
in cui, credevo, gli gnomi
nascondessero i loro tesori
ed a cui tacitamente,
in punta di piedi, m’avvicinavo
sempre sperando di vederne
uno intento a lucidarli.
Le tue foglie palmate
avvolgevano a primavera
le umili violette odorose
che mamma ammazzava
ed, in autunno, erano manto
sonante sotto i piedi vivaci.
Neanche tu sei stato risparmiato
generoso ciliegio, sempre carico
di splendidi fiori bianchi
o penduli dolci frutti;
ospitavi un lucido cervo volante
che io, terrorizzata, ammiravo.
Alla tua ombra profumata
di resina ambrata
ho, per la prima volta, ascoltato
parole tenere d’amore.
Era il mio Paradiso
e così voglio ricordarlo
con il suo lillà in fiore,
i suoi celesti settembrini
che rallegravano l’autunno,
le rose e la minuscola casa
col tetto di travi e paglia.
No, non permetterò alla ruspa
di annientare anche i miei ricordi!